A volte mi sento addosso lo sconforto di non essere abbastanza brava, abbastanza in gamba, e lo sconforto mi dice che se è così è perché non faccio abbastanza, che dovrei spendere sulle cose che mi interessano più tempo, o meglio, tempo di maggiore qualità. Tempo concentrata, pronta a recepire dall'esercizio il massimo che quello mi può dare. Facendo l'esempio per il disegno (perché ultimamente si tratta soprattutto di quello, ma questo è un principio applicabile a tutto), un pomeriggio passato intensamente a disegnare col desiderio di farlo, creando e stando attenti che ogni cosa finisca per rispecchiare al massimo quello che volevo...beh, è infinitamente più istruttivo di un pomeriggio passato a scarabocchiare in maniera più passiva.
Lo sconforto, dunque. Lo sconforto ipotizza che io mi comporti in questa seconda maniera (visto che come quantità ed ore non mi si può dire niente il problema deve essere la qualità del tempo).
Lo sconforto mi chiede di amare di più ciò che faccio. Perché d'amore si tratta, nella qualità. L'amore rende ricettivi, rende attenti, rende pronti, rende modesti e muti. Solo che
-lo sappiamo-
non puoi sempicemente decidere che ti va di fare qualcosa, in un certo momento.
Anche se chiami l'onda, non è detto che lei arrivi subito per permetterti di surfarci su.
Quello che si può fare (a questo punto potete immaginarlo) è esser pronti appena arriva, e questo è il carpe diem.
Come si può associare questo discorso al fatto che fin da tenera età ci è chiesto di studiare e passare il nostro tempo su cose che non desideriamo fare e così via?
Io credo che l'intelligenza non si sviluppi in maniere determinate per tutti, e che passare un pomeriggio, che so, a costruire capanne con gli amici nei boschi, se partecipiamo attivamente, è molto più efficace di un pomeriggio passato a guardare sempre lo stesso paragrafo di geografia aspettando e sperando che le nozioni entrino nella nostra capoccia.
Le persone con l'intelligenza più vivace che conosco sono tutte dei pirati, che hanno preso sempre direzioni alternative a quelle che dettava la società (perché non si tratta solo di scuola), senza il bisogno di essere ribelli, piegandosi al sistema quanto bastava per non avere rogne e per avere i tempi ed i mezzi per poter costruire ciò che poi volevano.
Perché sto dicendo tutto questo? Non lo so. Il mio problema, all'interno di questo discorso, è che il mio desiderio principale di questi tempi è di riposo totale, ma fino a dicembre almeno non potrò esaudirlo, e quindi è probabile che faccia quel che farò male. Mi sembra di essere in una corsa continua che mi sfianca per troppa durata e poco allenamento sulle lunghe distanze.
Mah. Comunque seguite il carpe diem senza usarlo mai come scusa per qualcosa che non avete fatto.
Ah! L'intervento scorso si è interrotto a metà e non vi ho raccontato perché. Lo racconterò un'altra volta, quando vedrete il titolo "Un'Epopea".
Adios!:)
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